Agrigento
Info Generali
Agrigento durante l’epoca greca, a cui risale la sua fondazione, era conosciuta con il nome di Akragas e la sua nascita è conseguente all’espansione della vicina Gela, in cui si erano insediati i greci provenienti da Rodi e Creta. Nucleo pulsante della città di Akragas era proprio la Valle dei Templi, di cui oggi ne conserviamo straordinaria testimonianza, sito archeologico più grande del mondo e patrimonio dell’umanità UNESCO. Distrutta dai cartaginesi, fu ricostruita ad opera dei Corinzi che contendevano a Cartagine il predominio sull’isola. Come l’intera Sicilia, cadde sotto l’impero romano e il suo nome venne trasformato in Agrigentum. Furono altri due i nomi che la città assunse: Gergent durante la dominazione araba e Girgenti durante quella normanna. Quest’ultimo fu il nome ufficiale sino al 1927, allorquando il regime fascista optò per un’italianizzazione dello stesso, rifacendosi a quello avuto durante la dominazione romana. Oggi Agrigento risulta essere, virtualmente, divisa in due città: la vecchia che si identifica con la parte alta e dove si trova anche la Valle dei Tempi, la nuova a valle la cui conformazione fu definita intorno al XIX secolo. Agrigento è la città simbolo della presenza greca in Sicilia e come tutte le città dell’isola crocevia di arte storia cultura anche di epoche storiche diverse, di cui restano ampie tracce lungo tutto il territorio.
Cosa Vedere
Valle dei Templi Tappa obbligata della visita nella città di Agrigento, la Valle dei Templi che è il cuore fondativo della città, consta di ben 12 templi di stile dorico, tre santuari, un cospicuo numero di necropoli, un giardino che è anche opera idraulica, delle fortificazioni, l’Agorà inferiore e superiore, il tempio di Zeus Olimpio e una sala del consiglio. Al suo interno impossibile da perdere il Giardino della Kolymbetra, un sito di rilevanza naturalistica e paesaggistica, che dal 1999 è in gestione al Fondo Ambiente Italiano grazie al cui operato è stato possibile recuperarlo dopo un lungo periodo trascorso in stato di abbandono e degrado. La scala dei turchi Si configura come una parete rocciosa che si dispiega in scalinate dalla forma di onde a picco sul mare dal bianco splendente. Si trova nel comune di Realmonte ed è divenuto uno dei luoghi più visitati dopo che è stato reso celebre dalla penna di Andrea Camilleri, di cui ne riportiamo la descrizione nel romanzo “La prima indagine di Montalbano” Montalbano finì il gelato di cassata, pagò alla cassa, niscì, pigliò la machina che aviva lasciata poco distante e partì verso la Scala dei Turchi. Seguendo le istruzioni del cammareri, a un certo punto girò a mancina, fece qualche metro di strata aspalata in discesa e si fermò. La strata non proseguiva, abbisognava caminare sulla rina. Si levò le scarpe e le quasette che lasciò in machina, la chiuì, si rimboccò l’orlo dei pantaloni e raggiunse la ripa del mare. L’acqua era frisca, ma non fridda. Passato un promontorio, la Scala dei Turchi gli apparse ‘mprovvisa. Se l’arricordava assai più imponenti, quanno si è nichi tutto ci appare più granni della realtà. Ma anche accussì ridimensionata conservava la sua sorprendente billizza. Il profilo della parte più alta della collina di marna candida s’incideva contro l’azzurro del cielo terso, senza una nuvola, ed era incoronato da siepi di un verde intenso. Nella parte più bassa, la punta formata dagli ultimi gradoni che sprofondavano nel blu chiaro del mare, pigliata in pieno dal sole, si tingeva, sbrilluccicando, di sfumature che tendevano al rosa carrico. Invece la zona più arretrata del costone poggiava tutta sul giallo della rina. Montalbano si sentì sturduto dall’eccesso dei colori, vere e proprie grida, tanto che dovette per un attimo inserrare l’occhi e tapparsi le orecchie con le mano. C’era ancora un centinaro di metri per arrivare alla base della collina, ma preferì ammirarla a distanza: si scantava di venirsi a trovare nella reale irrealtà di un quadro, di una pittura, d’addivintare lui stesso una macchia – certamente stonata – di colore. S’assittò sulla sabbia asciutta, affatato. E accussì stette, fumandosi una sigaretta appresso all’altra, perso a taliare le variazioni della tinteggiatura del sole, via via che andava calando, sui gradoni più bassi della Scala dei Turchi.” La casa di Pirandello Nella “città più bella dei mortali”, come lui la definì, visse Luigi Pirandello, scrittore insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. La casa si trova in una contrada chiamata Caos, al confine tra Agrigento e Porto Empedocle e a strapiombo sul mare. Apparteneva alla famiglia della madre dello scrittore, che vi si rifugiò già da giovane per scampare ad un’epidemia di colera che aveva colpito la Sicilia nella seconda metà dell’800. Oltre alle sue ceneri, vi sono testimonianze di vita ed opere. Periodicamente il pianterreno ospita eventi dedicato allo scrittore. La vecchia Girgenti Centro storico della città, sorge sulla sommità della collina dell’antica Girgenti, antistante la Valle dei Templi, e risale al periodo medievale, di cui conserva ancora oggi taluni edifici. In tale luogo posso rinvenirsi numerose testimonianze dell’arte arabo-normanna, a cui si è reso omaggio nel 2016 rinominando il territorio Girgenti, nome che possedeva la città di Agrigento prima del 1927. Riserva naturale Siculiana – Torre Salsa Gestita dal WWF, questa riserva presenta una costa incontaminata che si estende per 6 chilometri tra dune e spiagge dalla sabbia finissima. All’interno della riserva si trova Torre Salsa, una torre di avvistamento che si trova in cima ad un promontorio di argilla.
Come Muoversi
Agrigento è raggiungibile in treno, pullman, taxi e auto. In città è possibile muoversi con i bus TUA che collegano Agrigento alla Valle dei Templi e ad altri siti storici della città. In tutti i casi, per spostarsi agevolmente tra le diverse zone di interesse, distanti chilometri, consigliamo il noleggio di un’automobile.
Cosa Mangiare
Cous cous al pistacchio Al contrario di ciò che si può pensare, è un piatto dolce che risale al 1300 realizzato con pistacchi, mandorle, cannella, cioccolato, noci, frutta candita, datteri e spezie. Il macco di fave Una zuppa di fave secche dalle origini contadine che nel tempo ha conosciuto numerose varianti che prevedono l’aggiunta di pasta, cipolla, finocchietto, etc. Taganu Tipico del paese di Aragona, in provincia di Agrigento, il taganu altro non è il tegame dove si prepara il piatto a base di ragù di carne, pasta, burro, parmigiano e uova sbattute che viene composta a forma di torta a più strati e cotta in forno.
Attività Popolari